A volte non ci cerchiamo,
non ci troviamo per caso…
ci riconosciamo.
Come se il cuore avesse memoria
di qualcosa che la mente non sa spiegare.
E ti guardo,
e non vedo solo te:
vedo uno specchio.
Vedo me stesso
nella parte che nascondevo meglio,
nella parte che tremava in silenzio.
Poi arriva il colpo.
Arriva il male.
E tu non capisci perché
proprio chi ti riconosce
può ferirti così a fondo.
E cadi…
nel tuo buio più antico.
Quel buio che conosci già,
che sa di casa,
ma ti fa sempre paura
come la prima volta.
È come annegare
nell’oceano immenso,
sentire il peso dell’acqua nel petto,
la voce spegnersi,
e restare solo
con il rumore del tuo dolore.
E lì…
dove pensavi di morire,
scopri che resisti.
Che respiri ancora.
Che dentro di te
c’è una forza che non avevi mai visto.
All’inizio giudichi.
Ti arrabbi.
Ti senti tradito.
E maledici quel nome
che ti ha spaccato l’anima.
Ma poi…
quando riemergerai,
con gli occhi pieni di sale
e la pelle piena di tempeste,
capirai una cosa sola:
che quella ferita
non era la fine.
Era una porta.
E quel dolore,
quel male che ti ha cambiato,
era il regalo più grande
che qualcuno potesse farti:
perché ti ha costretto a guardarti davvero.
E tu non cerchi vendetta.
Non cerchi di distruggere.
Tu scegli di camminare.
Con le cicatrici addosso,
ma con la luce negli occhi.
E mentre vai avanti
capisci finalmente…
che non sei più quello di prima.
Sei molto di più.
E magari quella persona
non era destinata a restare,
ma era destinata
a svegliarti.
Perché certe anime
non arrivano per amarti piano…
arrivano per incendiarti dentro,
e farti rinascere
più forte che mai.